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M. 01
Vieni qui. Siedi al mio fianco. Guarda: "Ho paura di non capirti." "Non ho capito." "Grazie." C'è una Stalingrado nel mio lato più notturno. Prima vengono le lacrime, a ammorbidire il sangue raggrumato sull'asfalto. Poi viene la pioggia, a lavare via ogni traccia visibile della strage. Infine arriva il tempo, a cancellare anche il ricordo, a verginare la mente. Tutti voi, come me, nasceste dolorosi. Tutti voi, come me, dolorosi morirete. Lontano dal fragore di battaglia scoprire con sconcerto la tragica armonia del battito di un cuore. Se mai di me doveste dare un'immagine, vi prego: disegnate un punto, un punto solamente. Fatelo nero su un foglio bianco. Ecco, io sono quel foglio bianco. Non è rimasto niente a cui voltare le spalle. (Dimmi: sai contare fino a due?) Chissà se riusciremo ancora a camminare, schivare allegorie, blandire cicatrici. (Il dolore è il più bel dono che un uomo possa ricevere, e il peggiore che sappia fare.) Chissà di quale materia sono fatti i ricordi. Chissà se saremo ancora bravi a distillare dalle oscenità le nostre idee. (Il buio odora di rugiada, e la nostra specie deve estinguersi.) La lama più affilata nella mano più gentile. Il mio nobile suicidio. |