F. 01






SCONFITTE



"Semina vittorie ed avrai la storia
semina sconfitte ed avrai letteratura."





Affrontare conversazioni di latta
con un'idea cristallina
è un suicidio


Distrarre una iena dalla carogna
con una carcassa nuova
è un suicidio


Attizzare il giovane incendio
con un ramo ancora verde,
con le foglie ancora belle
è un suicidio



Privarsene
è un suicidio.













Dal giorno alla notte
cambiano i riferimenti
si scambiano i cani coi gatti
si scambiano le case con le strade


Dal giorno alla notte
cambiano le persone
si scambiano gli uomini coi poeti
si scambiano le donne con i poeti


Dal giorno alla notte
cambiano gli istinti
e cambio anch'io


Dal giorno alla notte
cambiano le occasioni
e io - resto uguale.













J.D.M.


Stai leggendo
una poesia nella poesia.
Non è per te che è stata scritta
ma se avessi
la forza di farti rapire
saresti strafatto,
immacolato,
nella cornice
tra il testo e il forse.













Giudizi


Semina vittorie
e raccoglierai la storia.
Semina sconfitte
ed avrai letteratura.

Lo scrittore è uno sconfitto
o la storia
non è un buon punto di vista?












Disprezzi la ragione
perché con quella non scrivi poesie.
Ti rifugi nel sogno, ti dichiari sconfitto.
Cosa ricordi da sveglio?


Dimenticare i sogni è opera del pensiero,
salvaguardia del discernimento.
Tu scrivi poesie. Sappi però
che tutto questo ti rende solo più umano.


E meno infallibile.












A C.B. (e non mi riferisco a Bukowski),
perché per guardare verso il cielo
si deve stare a terra.




Deve vestirsi di roccia
e camminare di lato,
eludere la risacca delle risate.


Ha la sua vendetta
nel contemplare la luna
quando le acque asservite alle maree,
si ritirano al suo cospetto.













Le pagine di un vecchio libro
hanno sempre un dono.


Nel peggiore dei casi è un fiore.


Bisognerebbe sapere cosa farsene
di un fiore.













Mi perdo a cercare parole
che dimostrino la mia esistenza.
E' destino dell'estinto
far parlare di sé.













Elettrocuzione


Ho scritto troppo
e non ho detto nulla.
Ma ho lasciato un po' di me sul foglio
e ho il braccio ancora intorpidito
per la tensione sopportata.
Ho perso qualcosa di mio
ma io,
di me,
sono sorgente infinita.












AUREA MEDIOCRITAS


Ho smarrito il senso di cercare inutili fughe,
flagello oggi il latino prendendone la lettera.


Siamo stati privati del palazzo, della torre, del muro, del campo.
Incapacitati a catalizzare l'odio nel simbolo per il singolo.
La nostra sconfitta è epocale.
Sguazziamo infelici nell'oro a cui manca la trasparenza di un lucido dolore.
I nostri problemi non ci sono chiari,
le nostre soddisfazioni sono vaghe.
Siamo seduti a metà,
nell'indistinto correre degli anni, tra nobili istinti e bassi intenti.


Sarà l'immobilità ad estinguermi.













Cosa ti aspettavi dai figli dell'ermetismo?
Da figli bastardi dei futuristi, in odore di postmoderno?
Cosa ti aspettavi da noi?
Non so proprio darti musica, fiori e campagne.
Perché hai chiamato, se sapevi?


Potrei vendere un po' di disprezzo.
Ma ho promesso che non ci avrei lucrato.
Potremmo far fortuna sui doni della sorte?
No, non credo che lo faremmo.












La frustrazione oggi
non è spingere un muro.
Piuttosto è quello sfogo mancato
che hai nel mancare il ciottolo
e nel calciare
soltanto aria.







POESIE ROSSE






Filastrocche di giorno
pugnali di notte
spesso avvelenati
previa tradizione.












Posso avanzare col passo infastidito della pioggia,
andare avanti e reggerti la porta
ma non ti lascerò passare a capo chino
e con le mani in tasca.
Posso aspettare che tu sia abbastanza vicino
ma proseguirò oltre la soglia senza farmi sorpassare.
Dovrai usare le mani o imporre il piede
per non rimanere chiuso fuori.


Né volontariato né beneficenza.
Avanguardia.







POESIE SPARSE







Marzo, del dieci


Sotto la pergola nei campi
un sorriso sudaticcio d'ombra
il pozzo, l'amaca
il calore che sale
tutto intorno
è estate che non fa respirare ma
è solo un lampo,
nella fredda brezza stagionale.













Scostatemi il microfono:
voglio che si senta
soltanto l'eco.












Non vorrei imbrattarmi di greco
ma non sarà mica
così evidente
il nesso
tra pensiero e anima?













Una lettera
in un alfabeto di poeti:
da grande farò il pompiere
appassionato di poesia.













Mi hai trovato nonostante tu
abbia altro a cui pensare.
Non è stato poi difficile
ma c'è voluto un po' d'impegno.
Adesso dimmi: sono stato bravo
o avevi semplicemente
bisogno di me?













Ho trovato ristoro
nei capelli a spazzola
dei soldati,
nei colletti bianchi
dei preti,
nei nèi posticci
dei cicisbei a caccia di sghei,
nei frivoli giochi
sulle belle parole della mia lingua.


Giocare ad essere qualcun altro
è rilassante, mi rigenera.
Si è fatto tardi:
è ora che torni sulla mia strada.













Se non mi sento a casa
attorno a questo tavolo
forse non mi ci sentirò mai.
E' bello pensare che nessuno
porterà via la mia sedia.
Tuttavia
prima o poi si stancheranno
di cenare con un fantasma.


Svanire lentamente mi fa desiderare
che queste righe siano lette in fretta.












Scendo assieme agli eremiti.
Sono per il popolo.
Sono il popolo.
Sono.
E so.













Non ho intenzione di incubare l'ora
per vedermi morire in mano la creatura.
La convinzione con cui compi l'Atto
crea il momento giusto.


Posso riassumere anni
di esposizione sul Taigeto
in una notte come tante.


Posso comprimere il tempo
fino a due dimensioni.
Fino a due lancette.
Fino a non avere quadrante.
Fino a renderlo indistinto, indecifrabile.


Posso comprimere il tempo
tanto da renderlo solo una questione
di spazio e intensità.














Raggiante
origine di ogni cosa
che si pone al di là


primo verso di ogni poesia
libertà distesa su un palmo,
scintilla del mondo,
soffio d'universo.


Cosa sei?













Puoi prendere queste lettere
e schizzarle gioiosamente sul viso
o suggerle per placare la sete.


Puoi prendere queste parole
per scoprire sull'acqua la perfezione del cerchio
o per scagliarle con rabbia contro i mostri.


Puoi prendere queste frasi,
per intrecciarle e farne delle funi
per sorreggerti e issarti oltre il muro
o per evadere dalla torre
stavolta incurante
del basso che chiama.


Puoi prendere questo testo
e farne ciò che vuoi.
Esso è il mio dono per te.













Sono i miei anni
quelli in cui ognuno si ritaglia
senza fatica
una dimensione personale
attento che essa però
sia universalmente condivisa.


Al pari, sono anni di resistenza
vellutata, soffice, come sanno fare
i figli dei figli dei maestri,
miei coetanei, conterranei, consanguinei.


Sono anni strani, anni in cui l'io
è subordinato al voi
o al loro, se parli con me.
In questi miei anni strani
ad ogni azione patisce e pretende
un'azione uguale e contraria.


Solo in questi anni
l'attività ha per attributo la leggerezza
dove contano gli aggettivi
ed è il pesante nel campo dei nomi.


Ma il fascino vero,
terribile come il vero,
sta nell'avere per guida
un futuro lontano, oltre la vista.
Un futuro che non è compimento del presente.
Un futuro che non ha legami col presente.
Un futuro che sta semplicemente al di là
di un vallo
che non esclude tanto il guardo
quanto-












A G.S.

Sopraffatto,
voglio scrivere
per ogni volta che sai
che è tutto vero.

Per ogni volta che
puoi camminare in mezzo alla strada
e il mondo non può scalfirti.

Quando il resto è resto,
trascurabile,
e capisci che certe cose
si fanno in due.













Oggi sono solo.
E non potete farci niente.













Ho distillato per ore
volatili flussi di coscienza
e residui grumi di certezza.
Questa sintesi non mi convince.


Ho percosso bene le onde
mutandone la forma.
Che non scivolino via così,
come un passatempo.


Le curve piacciono
ma sono innocue.
Le linee dritte invece
fanno male
ma formano incastri.


Incastri, labirinti,
un po' come questo.
Sei arrivato fin qui
e a me già basta.
Trova da solo l'uscita.













Siete solo
i personaggi che inonderanno
le mie memorie.
Nomi iscritti in fogli da polvere
senza scampo.
Oppure, lettore,
per trovar spada ai poeti
non potresti
-novità-
impugnar la penna?













Nella notte dei cerchi indistinti
un baluginare scaltro s'insinua
rutilante scettro
alla corte dei miracoli.













Smetterò di fare
il poeta nervoso
e finalmente sarò
poeta fallito.
Senza un'idea su tutto
senza poter criticare tutto
per diletto
e per convincermi.
Ricorderò la tensione al grande
che sempre tale sarà rimasta
e saprò farmi bastare
le piccole gioie
e il saper citare colto
magari in latino.
Riderò del mio diletto
per i tempi tronchi
e gli accenti sull'ultima,
per aver preferito sempre
il semplice al remoto.
E
per aver spostato il discorso
paventando i miei eccessi
di precorritrice nostalgia.













In fiamme


Dopo l'età del grande buio
non vedo luminose uscite
solo pochi lampi intermittenti
come lucciole d'inverno
si alzeranno per muovermi dissenso.













Di tutti gli incroci
questo è il più sgradevole:
segnaletica e semafori
genetica e mutazioni.
Alla faccia dell'ibridismo
se questa è arte.













Certe cose una vita non le può spiegare.
Mani pesanti e una cauzione da pagare.
Tuo figlio tra le braccia di un figlio
di puttana e non poter uccidere per questo
né ripudiare veramente la troia
della tua vita.
In giacca, al processo,
china il capo con vergogna
la giuria.













Mi consegni il giorno con le mani
ma è il dono più spaventoso che puoi farmi,
con tanta naturalezza,
portarmi a domani.


(Ho sonno)













Invadere lo spazio
il mio spazio
così, senza imbarazzo,


da barbari


e non scusarsi
con il mio disappunto


ignobile.













Benvenuto nel domani,
me stesso di ieri.
Sembra ieri
che ancora ero te.
La data sul giornale è diversa.
Mente il giornale
se la data è diversa.













Guardati dalle parole
uomo del mio tempo
guardati dalle immagini
e guardati dalle parole usate come immagini.













Decadenza #1


Al di là delle vetrate in frantumi,
delle porte divelte, del legno marcio,
un vecchio gatto nero si appresta a morire
con il contegno della solitudine.


Raggomitolato in disparte, nel silenzio,
spira sotto una crociera di archi e guglie.


Questa morte ha in sé lo splendore tetro della decenza.













Giro le lancette all'orologio.
Tutto è fermo.
L'aria è libera dal concetto di gravità.
Immobile riposa il verbo.
E ancora rifletto sul mio talento
di dimenticare il fondamentale.
Non ogni notte ha il finale che meriteresti.
Sono colpevoli omissioni
poche parole intrise di poesia.













Guardare dentro
è vertigine.
Tutto è fermo
tutto si muove.
Tutto è fermo
tutto ruota
e qualcuno ti chiama.
Guardare dentro
è vertigine.













Questo torpore
è una campana di vetro.
Fuori tutti fanno rumore
li vedi ma non li senti.

Se chiudi gli occhi
sei solo.
Sei in pace.

...e sùbito gli altri sono
occhi minacciosi nel buio.
Li senti ma non li vedi.

...e sùbito quello che hai lasciato fuori
sale dal basso nel petto.
E' un istante
non sei più solo.
Ed è finito.













Il retroscena del sogno
è un paradosso evidente.
Non poter controllare
ricordi e fantasia
lo ritengo un insulto.













Ma per chi ci hanno preso?
Tacere del fondamentale
e dell'ineluttabile.
Tanto valeva spogliarci anche del senso
se tale è
o dovrebbe essere.













Qualsiasi donna può spezzarti il cuore.
Io vivo bene la mia eccezione,
sono troppo io perché possa capitare a me
e questo è il mio scongiuro letterario.













Si deve necessariamente essere dionisiaci
a vent'anni.
Si deve necessariamente sembrare apollinei
a trent'anni.
Si deve necessariamente capire il senso
di queste due categorie
almeno a quaranta.












IT

Galleggiano, galleggiano tutti!
Sono tutti sospesi nella loro ingenuità.
Galleggiano, galleggiano tutti!
La loro sorpresa è il mio imbarazzo,
la mia condanna, la mia ira.
Non c'è ragione che non sia.
(La mia?)
La frustrazione porta alla follia.
C'è una sola dignità, appesa al collo,
che tiene a fondo.

La merda galleggia, fratello.













Guarda l'antica nave
arenata sulle sabbie immobili
di un tempo che eppure scorre.
Osserva le ferite della chiglia,
passaci sopra le dita incredule.
Ricambia lo sguardo triste della polena
e il suo sorriso di tempi passati,
quando, seduta sul piano, incantava le folle.
Placa le vele sfilacciate, una volta sferze del cielo
e ora pendagli dimenticati.
Carezza il timone spezzato da sventata manovra,
dagli il rispetto degli anziani
per l'ardua impresa di governare
un vascello di morti.













Cosa ne sa, lei,
dell'angoscia allo specchio?
(Dramma di un'aesthetica antica)
Ogni giorno un volto sempre uguale su cui contare i giorni.
E la disattesa speranza di trovarlo diverso.

Diverso, non necessariamente migliore
solo-
-altro.












Osservo il silenzio come un dogma
e trovo in esso risposte a domande
che non mi ero ancora posto.

La religione di chi ha la vita per ricerca
di altre risposte.
Di altre domande da porci
Di altre risposte da porci.