All'amato Me stesso
DE POETAE VITA (e sui doveri morali che ne conseguono)
Dovrete prenderne coscienza prima o poi:
maturare mietere, morire se possibile
soli sotto il sole
nudi voi
le vostre poesie,
le vostre poesie mettetele a marcire.
Dovrete avere il coraggio di dire “ho paura”,
di immolare il fegato a Dio
di dire ADDIO
alla terra negra
prima di voltarle le spalle.
Dovrete sottostare alle leggi del grano duro
della dolce falce che vi troncherà
la voce troppo dolce
o troppo truce
brucerà,
voi brucerete
e da voi si alzeranno fuochi nuovi
e nuovi poeti
brinderanno alla Vostra,
alla vostra vita di poeta
al mattino dopo
alle belle poesie…
Lasciatele marcire le belle poesie.
maturare mietere
morire.
caducità di foglie
e colori-pastello
come litania d'autunno
un bacio
in gola
Non è una rosa ghiacciata
non una scatola chiusa
forse una matrice
un pittogramma,
un foglio al muro
qualcosa
di estremamente puro
ALCHIMIA
Abbiamo fatto dell’Oltre il nostro punto di partenza.
Solo cerchi perfetti nell’aria,
trafitti da venti orientali
e storie già viste.
Cala il sipario:
giocolieri danzano ignudi
come sciamani
nella polvere
e clown ubriachi
alimentano i fuochi qui e lì
col candore di gesti maniacali,
e tuttintorno cani, bambini
piangono
in cerca di una mammella
di carne viva
a cui aggrapparsi.
punto.
Sento la rabbia
sotto i piedi,
il mare?
INTERNO
giro il dito nella serratura
esce sangue
entro piano.
pianto forte i denti
vomito vetri verdi
tocco tutto
trovo posizioni nuove a tutto
tutto sembra in ordine.
esco piano.
porto il cane fuori a pisciare.
le belle vertebre la notte
la linea storta del mio cazzo
i binari sono nevenera.
la mia seta la
tua sete
.Siberia.rosso.sangue
APICE
Sono un tramonto andato a male
negli angoli bui dei supermercati.
lavare ammano il collo liscio
delle bottiglie di vodka,
cogliere furtivi le notti più mature
fino a riempirci le tasche.
Ho preso nota:
i film di Pasolini
le bestemmie
sogni
versi
numeri di telefono.
come ventuno lacrime di bimba
mastico fiori di plastica
DUBLINO, 23 SETTEMBRE
I ricordi intrappolati
nella cenere molliccia
sul fondo dei boccali
vuoti.
Pieni
sentivamo le nostre parole
inefficaci
morire attonite
in-lunghi-silenzi.
Dublino, 23 settembre.
Persino il vento
si rifiuta di dipingere le nostre facce.
Cianotiche
Inseguo le cuciture, ma
non mi riconosco negli abiti che indosso
in alcuni tipi di tasca
forse, ma
mai nei limiti del tessuto.
non so se sono
colpo di pistola
o un macellaio piuttosto esperto
(confido)
Che il vento cessi
Che possa
Che queste ossa
così
tanto
attaccate
alla mia carne rossa
escano fuori.
io le aspetto.
È una parola. Un volto. Il mio aspetto?
Ci sono strade meno percorribili,
camminamenti di cera calda
di cani rabbiosi
e niente posto
per belle poesie,
scarpe col tacco
Mi piace fuggire,
lasciarmi solo.
Riprendermi
Staccarmi il capo di netto,
lasciarmi appeso
morto
di notte
LE SESSIONI BERLINESI
BELZIG (sessione d'arrivo)
la pelle, capelli cadono
sotto le mitraglie di vento del nord
lontano un boscaiolo
il respiro di un qualche animale
NELLA CASA DI LEGNO
Fruscio di porte aperte e notte
giochi di gambe,
di moquette
rifuggo i colori, i riferimenti.
avamposti minati
giro una sigaretta.
vedo fumartela, vedo
dai bordi della mia stanza da letto
la casa di legno
BELZIG (sessione di partenza)
gli sguardi strani della gente,
nella loro lingua so dire solo grazie
Non passa mai nessuno di qui
intuisco una bicicletta, dietro le spalle
una droga infinita sotto la neve
E se fossi
la Primavera del mondo
se fosse la mia ferita di guerra,
la feritoia perfetta?
Dormi.
Tanto già lo sai
che ci sveglieremo ancora domani
(dormiremo)
che non ci sveglieremo mai
lo sai?